“Dopo la pace di Brest-Litowsk, Trotzky scriveva: «Kautsky tenta dimostrare che il mantenimento delle basi della costituzione democratica è, alla fine dei conti, sempre utile alla classe lavoratrice. In tesi generale questo è, naturalmente, giustissimo… Ma se, alla fine dei conti, è preferibile pel proletariato di condurre la sua lotta di classe e anche la sua dittatura nella inquadratura di istituzioni democratiche, ciò non significa ancora affatto che la storia del proletariato renda sempre possibile una tale combinazione. Dalla teoria marxistica non risulta affatto che la storia crei sempre le condizioni «più favorevoli» per il «proletariato» (1). Questo modo di vedere di Trotzky è certamente giusto; ma da esso appunto consegue: 1° che il proletariato non deve tendere sempre e dappertutto alla dittatura, come alla sua mèta, ma che deve decidersi alla dittatura solo dove la storia stessa ve lo obblighi. 2° che il proletariato deve attenersi alla dittatura solo finché le condizioni storiche ve lo obblighino, ma che appena «la storia gli renda possibile una simile combinazione», esse debba cercare di «condurre la sua lotta di classe e anche la sua dittatura nell’inquadratura delle istituzioni democratiche». Ma queste conseguenze la dottrina comunistica corrente non le trae” (pag 346)] [Otto Bauer, Dittatura e democrazia (*), Critica Sociale, Cuore e Critica, Rivista di studi sociali, politici e letterari, Milano, n. 22, 16-30 novembre 1920, pag 343-347] [(*) l’articolo contiene un lungo brano dal testo di Otto Bauer ‘Bolscevismo o democrazia sociale’, ‘Il pensiero di Trotsky’] [(1) Leon Trotsky, ‘Dalla rivoluzione di ottobre al trattato di pace di Brest Litovsk”, Milano, Libreria Editrice Avanti!, 1919, p. 95]

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