“Nelle ‘Vorlesungen über die Geschichte der Philosophie’ Hegel avanza l’ipotesi di una possibile lettura della filosofia francese illuminista sulla base dei contenuti di pensiero espressi dalla fisiocrazia. «I Francesi, per così dire senza coscienza, hanno portato tutto a termine attenendosi sistematicamente a un pensiero determinato, al sistema fisiocratico» (Lezioni, 244-5). Questa indicazione è ripresa da Marx nelle ‘Theorien’. «Con tutte le loro ingannevoli apparenze feudali i fisiocratici lavorano in stretto legame con gli Enciclopedisti!» (‘Teorie’, I, 155). In rapporto a Rousseau, tuttavia, questa ipotesi va verificata attraverso un rapido confronto con Cantillon e Quesney. I fisiocratici, come del resto il ginevrino, colgono alla ‘radice’ la crisi della comunità ‘self-sustaining’: il modello di ‘democratie agraire’ ostacola lo sviluppo produttivo, il processo di crescita/formazione del capitalismo agrario. Nell”Essai sur la Nature du commerce en Géneral’ e nel ‘Tableau’, a ridosso dello scarto tra ‘valore venale’ e ‘valore’ di ‘mercato’ c’è tutta la possibilità del commercio estero (70). Su questo terreno, anche attraverso il trasferimento della ricerca sull’origine del ‘plusvalore dentro’ la produzione ‘immediata’, la critica dei padri dell’economia borghese si concentra sul rapporto valore-lavoro e sulla funzione dello scambio. Tutta l’analisi della società passa attraverso la critica dell’economia politica (il che pure è fondamentale) e si arresta di fronte al ‘lasciar’ ‘fare’. Nasce qui, al contrario, l’attacco roussoiano contro la ‘modernità’. «L’uomo è la più vile delle mercanzie, e, fra i nostri più importanti diritti di proprietà, quello sulla persona è sempre il più piccolo di tutti» (‘Emilio’, IV, 524). Su questo terreno matura la critica ‘negativa’ del ‘denaro’ come forma di dominio ‘politico’. Rousseau distingue la funzione della ‘moneta’, in quanto mezzo di scambio, dalla funzione del ‘danaro’ in quanto mezzo di accumulazione. Il ‘superfluo’ si genera da ‘questa’ accumulazione” [Giulio Giolitti, Rousseau filosofo della crisi. Il politico e le masse, Guida editori, Napoli, 1980] (pag 76-77) [(70) Quesnay, cit., pp. 48 e 57; R. Cantillon, ‘Essai sur la Nature commerce en Géneral’, trad. it., a cura di S. Cotta e A. Giolitti, ‘Saggio sulla natura del commercio in generale’, con una intr. di L. Einaudi, Torino, 1955, pag 32. Per un approfondimento della teoria economica di Quesnay e dei fisiocratici – che esula evidentemente dagli spunti qui forniti – cfr. soprattutto la bella introduzione di M. Ridolfi al ‘Tableau’ (IX-LXXVI), ed inoltre i lavori dI C. Napoleoni, ‘Smith, Ricardo, Marx. Considerazioni sulla teoria del pensiero economico’, Torino, 1970, in particolare le pp. 31-48; ‘Il valore’, Torino, 1976, le pp. 8-18; di A. Macchioro, ‘Studi di storia del pensiero economico’, Milano, 1970, soprattutto le pp. 34-102. Sul pensiero politico dei fisiocratici resta sempre valida la monografia di D. Fiorot, ‘La filosofia politica dei fisiocratici’, Padova, 1954]

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