“Ventidue anni fa scrivevo: «Quando i giornali socialisti hanno formulato l’idea di ‘una rivoluzione ininterrotta’, che collegasse il rovesciamento dell’assolutismo e della servitù alla rivoluzione socialista attraverso una serie di conflitti sociali crescenti, la rivolta di sempre nuovi strati popolari e continui attacchi del proletariato ai privilegi politici ed economici delle classi dominanti’, la nostra stampa “progressista” ha lanciato un unanime grido di indignazione» (‘La nostra rivoluzione”, ed. russa, p. 258). Attiro l’attenzione del lettore innanzi tutto sulla definizione di rivoluzione ininterrotta contenuta in queste righe: tale rivoluzione collega la liquidazione del medioevo alla rivoluzione socialista attraverso una serie di conflitti sociali crescenti. Dov’è dunque il salto? Dov’è la negazione della fase democratica? E non è proprio quello che è accaduto nel 1917? Va rilevato ‘en passant’ che l’«urlo» della stampa «progressista» del 1905 a proposito della rivoluzione permanente non regge minimamente al confronto con il grido, niente affatto progressista, degli scribacchini odierni che si sono immischiati nella faccenda con un piccolo ritardo di un quarto di secolo. Quale atteggiamento ha assunto in quell’epoca l’organo maggiore della frazione bolscevica, «Novaja zizn’», pubblicato sotto la direzione di Lenin, sul problema della rivoluzione permanente che io avevo posto sulla stampa? Certamente, ciò non è senza interesse. La «Novaja zizn’» dava la seguente risposta  a un articolo del giornale «radicale» «Nasa zizn’», che aveva cercato di contrapporre alla «rivoluzione permanente» di Trotsky le concezioni «più ragionevoli» di Lenin (27 novembre 1905): «Questa nota gratuita non è naturalmente che un’assurdità. Il compagno Trotskij dice che la rivoluzione proletaria potrebbe non arrestarsi alla prima fase e proseguire la sua strada venendo alle prese con gli sfruttatori, mentre Lenin ha sottolineato che la rivoluzione politica non era che un primo passo. Il pubblicista di  «Nasa zizn’», ha voluto cogliervi una contraddizione… Il malinteso è dovuto in primo luogo al terrore che l’espressione stessa «rivoluzione sociale» ispira a «Nasa zizn’», in secondo luogo, al desiderio di quest’ultima di scoprire contrasti acuti e piccanti tra socialdemocratici e in terzo luogo, alla espressione metaforica del compagno Trotsky: «di un sol colpo». Nel numero 10 di ‘Nacalo’ il compagno Trotskij ha chiarito il suo pensiero senza possibilità di equivoci: “Vittoria completa della rivoluzione significa vittoria del proletariato – scrive il compagno Trotskij. – Ma questa vittoria implica a sua volta uno sviluppo ininterrotto della rivoluzione. Il proletariato assolve i compiti fondamentali della democrazia e la logica della sua lotta immediata per il consolidamento del suo dominio politico fa sì che a un determinato momento gli si pongano dinanzi problemi puramente socialisti. Così si stabilisce una continuità rivoluzionaria tra programma minimo e programma massimo. Non si tratta di un “sol” colpo, non si tratta di un giorno o di un mese, ma di tutta una fase storica di cui sarebbe assurdo fissare a priori la durata”. Questa sola citazione basterebbe in un certo senso a esaurire l’argomento di quest’opera. Si poteva forse respingere anticipatamente tutta la critica degli epigoni in modo più chiaro, più preciso e più indiscutibile di quanto non sia stato fatto nel mio articolo ripreso con evidente approvazione dalla «Novaja zizn’» di Lenin?” (pag 127-129) [Lev Trotsky, ‘La rivoluzione permanente’, Milano, 1979] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]


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