“Mi interessa sottolineare un altro fatto di importanza rilevante, in specie per i futuri conflitti che potessero aprirsi nell’area ‘non’ centrale del capitalismo avanzato, e in particolare in Europa. L’azione cinquantennale degli agenti politici e ideologici in tale area – in particolare di quelli legati inizialmente alle forze che propugnavano almeno a parole il rivoluzionamento del capitalismo, poi trasformatisi in opportunisti al servizio del grande capitale – ha avuto, a differenza dei loro omologhi nei paesi “socialisti”, pieno successo nel trasformarsi in un importante pezzo della ‘cultura generale’ vigente nel capitalismo avanzato non centrale. Se nel “socialismo” ciò non avvenne, mentre si è realizzata nei paesi capitalistici più sviluppati, la spiegazione va trovata nel fatto, mai veramente riconosciuto dagli sclerotici marxisti “rivoluzionari”, che la sedicente classe operaia – il marxiano ‘lavoratore collettivo cooperativo dal direttore all’ultimo manovale’ non essendosi mai formato – non ha alcuna capacità egemonica, per esercitare la quale si deve essere in grado di ‘far nascere dal proprio seno’ un esteso e rilevante gruppo di intellettuali dotati di più complessive concezioni del mondo. Ancora una volta fu Lenin ad intuire il problema, senza trarne, come al solito, conclusioni teoriche che sarebbero apparse all’epoca ‘revisioniste’, e avrebbero quindi indebolito la lotta contro il revisionismo opportunista e capitolazionista. Da sola, affermò Lenin, la classe operaia giunge al massimo alla coscienza tradeunionistica dei propri compiti, è capace solo di una lotta ‘redistributiva’ per il ‘miglior’ inserimento – quanto a condizioni materiali di vita – nella formazione sociale capitalistica. Eccezionalmente mi concedo una citazione dal ‘Che fare’ (p. 278 del primo dei sei volumi di ‘Opere scelte’ pubblicati dagli Editori Riuniti con la Progress di Mosca) in cui si pone in rilievo “l’aspirazione di tutti gli operai a ‘ottenere dallo Stato’ [corsivo mio] misure atte a rimediare ai mali che comporta la loro condizione, ma non ancora a sopprimere questa condizione, cioè a distruggere la sottomissione del lavoro al capitale”” [Gianfranco La Grassa, ‘Il capitalismo oggi. Dalla prosperità al conflitto strategico. Per una teoria del capitalismo’, Pistoia, 2004] [Lenin-Bibliographical-Materials] [LBM*]

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