“Un riassunto dei 3 volumi del Capitale è uno dei compiti più difficili che uno scrittore possa proporsi. In tutta l’ Europa, a mio parere, non c’è più di una mezzo dozzina di persone capaci di farlo. Tra le altre condizioni indispensabili, occorre conoscere a fondo l’ economia politica borghese, e possedere completamente la lingua tedesca. Ora voi dite che il vostro Labriolino non è molto forte su quest’ultimo punto, mentre i suoi articoli nella C.S. mi provano che farebbe meglio a ben capire il I vol. prima di voler fare un lavoro indipendente sull’ insieme dell’ opera. Non ho il diritto legale di impedirglielo, ma debbo lavarmene le mani completamente. Quanto all’altro Labriola, la mala lingua che gli attribuite, ha forse qualche diritto di esistenza in un paese come l’ Italia, in cui il partito socialista, come tutti gli altri partiti, soffre di un’invasione, come di cavallette, di questa “gioventù borghese declassata”, di cui Bakunin era così fiero. Conseguenza: pullulazione di dilettantismo letterario, la quale non si risolve, se non troppo spesso, nel sensazionalismo, e è seguita necessariamente da uno spirito di combriccola che domina la stampa. Che ciò esista, non è colpa vostra, ma voi subite quest’ambiente come fatto tutti gli altri. Del resto vi parlerò più a lungo di L., ma quando trovo nella C.S. brani di mie lettere private stampati a mia insaputa, converrete che faccio meglio a tacere. (…)” [Dalla lettera di Engels a Turati, 28 giugno 1895] [in Filippo Turati, a cura di Franco Livorsi, Socialismo e riformismo nella storia d’ Italia. Scritti politici 1878-1932, 1979]

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