“La società futura avrebbe visto non solo la liberazione dell’operaio dalla logica alienante del profitto capitalistico, ma anche lo sprigionarsi, a fini collettivi, di tutte le potenzialità delle forze produttive moderne ostacolate dall’assetto capitalistico della produzione. Nel maggio 1851 Marx aveva scritto a Daniels, membro del comitato di Colonia della Lega dei comunisti, che “le verità tecnologiche già raggiunte possono diventare pratiche solo nelle condizioni del comunismo” [OME XXXVIII: 565]. Insomma, il capitalismo un freno al progresso, il comunismo una spinta propulsiva. Fin dall”Ideologia tedesca’ del 1846 c’era la convinzione che nessuna forma di società avrebbe potuto reggere dopo quella capitalistica se non garantiva un alto grado di sviluppo delle forze produttive. E’, questo, “un presupposto pratico assolutamente necessario anche perché senza di esso si generalizzerebbe soltanto la ‘miseria’, e quindi col ‘bisogno’ ricomincerebbe anche il conflitto per il necessario, e tornerebbe per forza tutta la vecchia merda” [Marx/Engels 1846/1872: 34]” [Nicolao Merker, Karl Marx. Vita e opere, 2010]

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